
Arendt Hannah, La lingua materna, 1993, 2005 (seconda edizione), pp. 88, Isbn 9788885889262, a cura di Alessandro Dal Lago, Euro 8,00
In questo saggio di Hannah Arendt, che è corredato da un'intervista concessa dall’autrice alla televisione tedesca nel 1964, vengono esaminate questioni come l’esilio, l’identità di un popolo e le trasformazioni che nel corso dell’età contemporanea hanno sconvolto l’assetto dell’Europa e del mondo intero. La condizione umana è soggetta a continui mutamenti, spesso tragici, e l’unica possibilità inventiva, per la Arendt, consiste nella capacità di provare stupore, nel porre domande in un atto di solidarietà tra esseri umani.
Hannah Arendt (Hannover, 1906 - New York, 1975), ebrea tedesca, fu allieva di Heidegger e Jaspers. Abbandonò la Germania nel 1933, dopo l’avvento del nazismo si rifugiò a Parigi e, in seguito, negli Stati Uniti, dove divenne docente dell'Università di Chicago e dal 1968 della New School for Social Research di New York. Tra le sue opere principali: Le origini del totalitarismo (1967), Sulla violenza (1971), Il futuro alle spalle (1981), Sulla rivoluzione (1983), Politica e menzogna (1985), Ebraismo e modernità (1986).


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