Cappelletto Chiara, Figure della rappresentazione. Gesto e citazione in Bertolt Brecht e Walter Benjamin, 2002, pp. 108, 11,00
Uno dei paradigmi costitutivi del pensiero filosofico occidentale afferma che pensiero e visione si danno secondo il modo della rappresentazione. Tale paradigma è l'oggetto del saggio di Chiara Cappelletto, che discute uno schema della conoscenza alternativo a quello che procede per somiglianza e differenza. Il lavoro individua nell'artificio teatrale il dispositivo adatto a riconoscere i diversi momenti della genesi della forma rappresentativa, e ne esplicita le figure. Valendosi della critica teatrale di Bertolt Brecht, la cui pratica scenica è letta come espressione del pensiero di Walter Benjamin, l'esercizio filosofico viene mostrato attraverso l'esercizio scenico dell'attore: l'attore compie il gesto istitutivo e originario della rappresentazione e mostra in una figura nuova la possibilità originaria della realtà.
La tesi è sviluppata chiamando in causa i principali protagonisti della tradizione filosofica, Platone, Diderot, Hegel, Bergson, Foucault, Wittgenstein, ed è sostenuta da una scrittura che, procedendo per rimandi interni, propone diversi livelli di senso e di lettura che conducono alla medesima conclusione: le figure della rappresentazione esibite dal teatro sono nuove possibilità etiche di vedere e pensare il mondo.
Chiara Cappelletto si è laureata in Filosofia teoretica presso l'Università degli Sudi di Milano. Attualmente è dottoranda in Filosofia presso la medesima Università, dove collabora con le cattedre di Estetica. Lavora principalmente intorno alla questione delle modalità iconiche e rappresentative dell'immagine, a partire dalla nozione di mimesis. È autrice di diversi contributi dedicati alle modalità rappresentative del teatro e della nozione di somiglianza.


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