Arnheim Rudolf, L'immagine e le parole, 2007, pp. 216, Isbn 9788884836106, a cura di Lucia Pizzo Russo e Carmelo Cali, Euro 18,00
Contro le teorie che interpretano la percezione come registrazione passiva o costruzione attiva dei fenomeni, Rudolf Arnheim, fedele ai principi teorico-metodologici della psicologia gestaltista, sviluppò un potente strumento in grado di condurre a una più profonda comprensione dell’arte. La proposta dello studioso tedesco si presenta come il tentativo rivoluzionario per le dottrine estetiche di pensare l’intelligenza della percezione. Arnheim ci invita, infatti, a esercitare con lo sguardo la capacità di cogliere relazioni e risolvere problemi, di impegnare il pensiero nell’analisi dei valori espressivi e dei significati delle opere d’arte. Il volume, curato da Lucia Pizzo Russo e Carmelo Cali, è stato pensato come omaggio a una delle figure più rappresentative del Novecento nell’anno in cui è venuto a mancare. Le letture disseminate nei suoi numerosi testi, qui per la prima volta raccolte, ci pongono di fronte alla ricchezza della psicologia della Gestalt dispiegata con eccezionale efficacia nella descrizione di singole opere. Guidato dall’esigenza di rendere giustizia al significato di ciò si vede, Arnheim ci accomnpagna in una vera e propria esplorazione dell’orizzonte artistico e ci indica la via verso una logica dell’immagine distante da qualsiasi tentazione formalistica o retorica.
Rudolf Arnheim, psicologo e teorico delle arti, allievo di Wertheimer e Köhler, fu il primo psicologo dell’arte alla Harvard University. S’impose all’attenzione del mondo scientifico e artistico già a ventotto anni con il suo primo libro dedicato al cinema. Noto in tutto il mondo per i contributi scientifici e critici, ha ricevuto onorificenze da varie istituzioni accademiche e culturali. I suoi libri, tradotti in molte lingue, in Italia sono stati pubblicati da Einaudi, Feltrinelli, Aesthetica e Abscondita.


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