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Marco Pacioni, Rileggere Baudrillard sollevandone i veli - Uscite editoriali a ottant'anni dalla nascita - "Il manifesto" domenica 1 novembre 2009

Rileggere Baudrillard sollevandone i veli
Uscite editoriali a ottant anni dalla nascita

LIBRI: JEAN BAUDRILLARD, L'AGONIA DEL POTERE, A CURA DI MARCELLO SERRA, MIMESIS, PP. 60, EURO 10,00

A CURA DI ELEONORA DE CONCILIIS, JEAN BAUDRILLARD, O LA DISSIMULAZIONE DEL REALE, MIMESIS, PP. 159, EURO 15,00

Negli anni '70, mentre la filosofia si appassionava sempre di più alla «differenza» e all'«altro», da una parte con il femminismo, dall'altra con Lévinas, Foucault, Deleuze, Derrida, Lacan, Jean Baudrillard proclamava «l'inizio dell'era della simulazione». Era convinto che proprio l'enfasi sulle differenze e le alterità non fosse altro che la conferma della loro scomparsa. La tecnica, i mass-media e con essi l'artificiale e il virtuale, del resto, rendono impossibile tracciare confini netti con il reale. L'originale e la replica fluttuano l'uno nell'altra, si confondono, hanno anzi bisogno l'uno dell'altra a tal punto che l'intera «realtà» può benissimo essere compresa come una riproduzione artificiale, come «simulacro». Tuttavia, la simulazione per Baudrillard non è tanto il velo che nasconde, ma ciò che paradossalmente rende manifesto il reale. La simulazione è lo schermo che si sostituisce allo specchio, la riproduzione che si sostituisce alla rappresentazione - compresa quella che permette di individuare fra gli oggetti il «soggetto». Temi, questi, sui quali si può tornare a riflettere, a ottantanni dalla nascita del filosofo, grazie alla traduzione dell'Agonia del potere e la raccolta di contributi di diversi studiosi Jean Baudrillard, o la dissimulazione del reale (entrambi usciti da Mimesis), usciti insieme alla ristampa di Simulacri e impostura. Bestie, Beaubourg, apparenze e altri oggetti (a cura di M. G. Brega, PGreco, pp. 126, euro 10,00). Per Baudrillard quello della simulazione è solo un destino segnato, una catastrofe annunciata? Già nel Sistema degli oggetti del 1968 (Bompiani, 1972) libro che mostra come i consumi avessero perso ogni riferimento ai bisogni alimentandosi da sé senza limiti, come una metastasi tumorale, il discorso di Baudrillard sembrava avere inserito il pilota automatico per dirigersi allo schianto. Fermarsi, tornare indietro, indulgere alla nostalgia, tutto ciò non permette di recuperare quanto è andato perduto perché anche tali strategie sono simulacri.
Nel 1976, in quello che forse rimane il suo libro più importante, Lo scambio simbolico e la morte (Feltrinelli, 1979), Baudrillard incita ad andare avanti, a «spingere le cose al limite dove del tutto naturalmente esse si capovolgono e si sfasciano». Solo giungendo alla morte si può, se non recuperare il «senso di realtà», almeno «andare più lontano del sistema nella simulazione». In altre parole, «bisogna usare la morte contro la morte, fare della logica del sistema l'arma assoluta».
Soprattutto nel primo periodo della sua ricerca, la morte ha per Baudrillard ancora una dimensione privilegiata, perché in essa ciò che finisce lascia anche presagire un'apocalisse. Non a caso al filosofo è stata affibbiata di frequente l'etichetta di apocalittico proprio per sottolineare, spesso in modo negativo, l'irresistibile attrazione del suo discorso verso l'annullamento. C'è tuttavia un modo diverso di intendere l'apocalisse. Specialmente per chi come Baudrillard è abituato ad osservare attraverso specchi e schermi e vede nella reversibilità un gioco che non può mai veramente finire né iniziare, si deve almeno sospettare che il suo discorso si indirizzi anche verso un esito che non coincide con l'annichilimento.
In combinazione con il saggio di Baudrillard Il trompe-l'oeil. Documento di lavoro del 1977, ora riproposto nel volume curato da De Conciliis, proprio i due scritti della curatrice della raccolta indagano con acutezza tale possibilità attraverso le strategie intrinseche alla scrittura del filosofo, offrendo così un attraversamento più accidentato, ma proprio per questo più ricco di sorprese della sua opera. «Solo chi ha la forza di guardare la Sfinge - scrive De Conciliis - può seguire Baudrillard nella sua scrittura, volgersi insieme a lui e dopo di lui dalla parte dell'enigma».
Tenendo l'attenzione ferma al tempo stesso sugli avvenimenti sociali e sulla teoria, Baudrillard si impegna nell'Agonia del potere affinché il contenuto del suo discorso anticipi e neutralizzi la propria simulazione. Poiché sappiamo che il medium non è indifferente al discorso, anche lo stile della scrittura non sarà neutrale: deve anzi combattere contro i propri assunti e al limite cancellarli per lasciarli trasparire attraverso la loro mancanza. In Baudrillard il rapporto fra la «lettera» e lo «spirito» della scrittura deve essere considerato flessibile fino alla completa reversibilità. Nell'era dei simulacri occorre saper giocare a oltranza il gioco delle parti, percorrere nello stesso tempo direzioni opposte. Questo è l'unico modo per sperare di tenere aperto, nel doppio itinerario intrapreso simultaneamente, l'esito che ci sta più a cuore. Proprio la parola «dis-simulazione» - al contempo contrario e sinonimo di simulazione - scelta per il titolo del volume su Baudrillard esprime simultaneità nel suo duplice e irriducibile significato di fingere e smascherare, velare e rivelare.
Inevitabilmente a braccetto con la catastrofe, proprio la rivelazione - un altro modo di chiamare l'apocalisse - è l'esito che Baudrillard spera di far passare tra le maglie delle sue parole, strizzando l'occhio a chi ha orecchi (politici) per intendere.

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