Storia del pensiero politico italiano
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Storia del pensiero politico italiano

Collana diretta da
Salvatore Cingari

Comitato scientifico
Alessandro Arienzo (Università Federico II – Napoli), Serge Audier (Università Parigi-Sorbona), Paolo Bagnoli (Università di Siena), Carlos Edoardo Berriel (Università di Campinas), Eugenio Biagini (Università di Cambridge), Gianfranco Borrelli (Università Federico II – Napoli), Patricia Chiantera Stutte (Università di Bari “Aldo Moro”), Francesca Chiarotto (Università degli Studi di Torino), Carmelo Calabrò (Università di Pisa), Angelo D’Orsi (Università degli Studi di Torino), Alberto De Sanctis (Università degli Studi di Genova), Guido Liguori (Università della Calabria), Laura Mitarotondo (Università di Bari “Aldo Moro”), Michel Ostenc (Università di Angers), Silvio Suppa (Università di Bari “Aldo Moro”)

Comitato di redazione
Alfredo Ferrara, Massimo Gabella, Anna Rita Gabellone, Maurizio Pagano, Daniela Spinelli

Il pensiero politico è uno dei filoni della storia della cultura italiana più studiati e influenti sulla civiltà mondiale: da Dante Alighieri a Marsilio da Padova, da Machiavelli a Guicciardini a Campanella, da Vico a Beccaria, da Mazzini a Mosca a Pareto a Gramsci agli operaisti – per citare soltanto alcuni dei riferimenti di più vasta circolazione internazionale -. Questa collana si propone di promuovere studi che mettano a disposizione della comunità scientifica globale nuovi strumenti di conoscenza sia dei riferimenti teorici maggiori, sia di quelli di media e minore portata speculativa, senza trascurare i contesti storico-ideologici e – specie per la fase contemporanea – l’approfondimento di testi in cui il pensiero si presenta non come dottrina ma come sistema di valori mobilitanti. Le ricerche qui presentate si distingueranno per l’originalità dell’impianto interpretativo e/o delle fonti filologico-documentarie. In un’epoca di crisi della cittadinanza, del discorso pubblico e dei beni comuni, l’invito è a tornare a uno dei luoghi originari della riflessione sul “politico”: un “pensiero vivente” - come è stato di recente felicemente definito, con riferimento ad una tendenza non logocentrica e ben radicata nell’esistenza - fiorito fra l’età dei comuni e l’Umanesimo, drammaticamente problematizzatosi nell’età della Controriforma e della frantumazione della koinè nazionale e, poi, impegnato a pensare la modernità statuale quando già essa stava declinando, aprendo gli spazi di alternative sospese fra l’incudine del realismo e il martello dell’utopia.