
Il libro contiene ricostruzioni storiche ed analisi antropologiche sulle popolazioni incontrate, numerosi raffronti tra quanto descritto nella spedizione Bòttego e la realtà attuale delle tribù incontrate, i problemi che affliggono queste regioni, come l'arretratezza economica estrema ed i violenti contrasti etnici tuttora esistenti, aggravati dal passaggio dalle lance al Kalashnikov e da quanto sta da tempo modificando le popolazioni del sud e provocando quella che, comunque la si guardi e che piaccia o no, è evoluzione. Una evoluzione che porterà forse alla scomparsa delle popolazioni indigene distribuite lungo il fiume Omo. Sono inoltre presenti riflessioni su quella che lui definisce “una tribù in transito”, rappresentata dal gruppo che con lui si è avventurato in quella parte difficile di Africa. Non vi è, infatti, solo la descrizione di un viaggio nelle Lowlands africane alla ricerca di diverse culture e del loro esotismo magico che affascina etnografi e turisti, ma anche una descrizione dei turisti occidentali stessi, di ciò che ricercano e di ciò che si aspettano di trovare in Africa. L’occhio curioso di Massimo spesso si sofferma sul portamento e sui modi di fare di quelli che, come lui, si trovano a fare i ricchi turisti a spasso attraverso i drammi e le troppe contraddizioni del continente nero, descrivendo le dinamiche che si creano, il modo di porsi alle le tribù incontrate ed il sempre presente dilemma turista o viaggiatore. Il libro - dove è presente anche una interessante parte fotografica - condito da numerosi e divertenti spunti di narrativa e citazioni riferite ad antropologi e scrittori di viaggio come Aime, Geertz, Levy-Strauss, Abbink, Augé, Canestrini, Clifford, De Botton e Kapuscinski, fornisce al lettore digiuno di informazioni gli strumenti necessari per una migliore comprensione del processo evolutivo di queste terre e dei suoi abitanti, impegnati a vivere la propria vita al di là degli stereotipi culturali.
Massimo Rossi (Lucca, 1957) ha compiuto viaggi in solitaria e realizzato progetti sanitari avanzati all’interno della foresta amazzonica, tra Brasile, Perù e Bolivia. Nel 2000 pubblica con successo il suo primo libro, Pioggiafangomerdasoleblues, un’Amazzonia senza Sting, dove racconta la sua permanenza nella miseria e nelle contraddizioni di quelle terre, mentre suoi racconti sono stati pubblicati su silloge (es. Il filo della dorsale, 40 racconti sull’identità, 2007). Un presente di coordinatore nel progetto europeo Ospedali Interculturali dell’Health Promoting Hospitals e di viaggiatore – recenti i suoi percorsi in Tibet, Patagonia, Etiopia, Nord Africa, dove ha contribuito anche in qualità di fotografo con reportage sui paesi visitati – affascinato dalla conoscenza di culture altre nella loro fase evolutiva, dalle loro forme simboliche e strutture societarie.
Risponde su massimo.rossi.48@alice.it