Arno Schmidt

Leviatano

o il migliore dei mondi

€ 10,00  € 9,50

Arno Schmidt

Leviatano

o il migliore dei mondi

Informazioni
Collana: Il quadrifoglio tedesco
2013, 76 pp.
ISBN: 9788857512969
Opzioni di acquisto
 Edizione cartacea  € 10,00  € 9,50
Aggiungi al carrello Aggiungi al carrello Aggiungi al carrello
Sinossi

Scritto a ridosso della Seconda guerra mondiale, il Leviatano narra in quaranta pagine la fuga disperata verso Ovest di un gruppo di sbandati slesiani. Primo romanzo tedesco in assoluto ad affrontare di petto orrori e colpe di un popolo intero, esso fece epoca per le sue novità formali, per quello stile tesissimo e agilissimo al tempo che rese subito Schmidt tanto amato quanto inimitabile. La presente traduzione, che va a sostituire quella semiclandestina apparsa su “Il Menabò” del 1966, è stata condotta da Dario Borso (già curatore di altri due testi schmidtiani, Ateo? – Altroché! e Paesaggio lacustre con Pocahontas) sulla Bargfelder Ausgabe, in stretto contatto con la Arno Schmidt Stiftung di Bargfeld, ed è corredata da un commentario che risulta unico nel panorama mondiale della critica.

Arno Schmidt (Hamburg 1914 – Bargfeld 1979) è il prosatore forse più rappresentativo e certo più ardito del secondo Novecento tedesco. Ammirato da Hesse come da Jünger, da Benn come da Grass, egli ha saputo via via crearsi in patria e all’estero uno stuolo di fedelissimi il cui zelo è pari all’ironia e allo spirito critico – non in Italia però, a conferma di una nota anomalia. Umiliato da sei anni di guerra e prigionia, povero in canna fin quasi alla morte, Schmidt fece dell’umiliazione una forza e della povertà una virtù: da ciò forse l’inconfondibilità del suo stile, che tende al risparmio pur nello sperpero dei mezzi espressivi. Del resto, com’ebbe a dire appena uscito il Leviatano, lui mette il dado, all’acqua penserà il lettore.

Dario Borso insegna Storia della Filosofia all’Università degli Studi di Milano. Impegnato da sempre a decifrare la modernità (tra Marx e Hegel, tra Benjamin e Diderot), è noto soprattutto per le sue traduzioni da Kierkegaard e Celan.

Recensioni