Gabriele Scaramuzza

Kafka a Milano

Le città, la testimonianza, la legge

Informazioni
Collana: Centro Internazionale Insubrico
2013, 290 pp.
ISBN: 9788857512990
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Sinossi

Il volume raccoglie interventi su Kafka, o connessi al mondo kafkiano. Riguardano Il Processo (testimonianza, legge, colpa, situazioni estreme), racconti quali Il messaggio dell’imperatore (malattia della tradizione e tramonto del narrare), Giuseppina la cantante (eclissi del canto), La verità intorno a Sancio Pancia (liberarsi di Don Chisciotte?), il brano sul “negativo del mio tempo”, temi quali l’iconoclastia, la citazione, la speranza, la deformazione, l’oblio, lo studio. Ampio spazio è dato alle letture di Kafka di George Steiner e, nel contesto milanese, di allievi di Banfi quali Remo Cantoni ed Enzo Paci. A far da cerniera è il tema della città, articolato su più piani. Nel panorama delle città che Kafka incontrò ovviamente di gran lunga preminente è la sua città, Praga; ma tra le città che Kafka visitò un rilievo particolare assume Milano, la città italiana che Kafka meglio conobbe; non pochi, e pour cause, ipotizzano che il penultimo capitolo del Processo sia ambientato nell’interno del duomo di Milano. Milano fu anche la prima città in Italia che gli dedicò un’attenzione non trascurabile.

Gabriele Scaramuzza (Milano 1939) si è laureato a Pavia e ha insegnato Estetica a Padova, Verona, Sassari e, da ultimo, a Milano. Si è occupato di estetica fenomenologica (Le origini dell’estetica fenomenologica, 1976); dell’estetica di Banfi e della sua scuola (Antonio Banfi, la ragione e l’estetico, 1984; Crisi come rinnovamento, 2000; L’estetica e le arti, 2007; Estetica come filosofia della musica nella scuola di Milano, 2009; Omaggio a Paci, a c. di E. Renzi e G. Scaramuzza, 2006; Ad Antonio Banfi cinquant’anni dopo, a c. di S. Chiodo e G. Scaramuzza, 2007). Ha compiuto ricerche sul tema della “morte dell’arte” in Hegel (Arte e morte dell’arte, con Paolo Gambazzi, 1998), cui si connettono l’attenzione al problema del brutto e del melodrammatico (Il brutto nell’arte, 1995; Derive del melodrammatico, 2004) e, più recentemente, all’estetica delle situazioni estreme.