Dopo la guerra: democrazia, sviluppo e migrazioni in Somalia

Informazioni
A cura di: Luca Ciabarri; Elia Vitturini

Collana: Passato prossimo
2016, 210 pp.
ISBN: 9788857529813
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Sinossi

I saggi contenuti in questo volume si concentrano su un aspetto poco presente in un dibattito contemporaneo in cui il tema della guerra e del conflitto è, per necessità di cose, centrale: il tema di ciò che accade dopo le guerre e dei processi che a partire da situazioni di conflittualità producono forme di transizione e pacificazione. Esaminando nel dettaglio una serie di processi di stabilizzazione dispiegatisi all’interno del conflitto somalo e riconoscendo come guerra e conflitto siano principalmente dei processi di trasformazione delle società, il testo si sofferma su alcune dinamiche centrali delle transizioni post-conflitto contemporanee: il ripristino di istituzioni democratiche, tra esercizi elettorali e la mediazione di forme tradizionali di autorità, la formazione di società diasporiche come effetto delle migrazioni forzate e il loro profondo impatto sullo sviluppo locale, la memoria della guerra e le forme attraverso cui essa ridefinisce la vita quotidiana degli individui e contribuisce a forgiare nuove identità collettive.

Luca Ciabarri è ricercatore in Antropologia Culturale presso l’Università degli Studi di Milano. Ha svolto ricerche nel Corno d’Africa (Somalia ed Etiopia), Medio Oriente (Dubai) e in Italia occupandosi di conflitti e processi di pace, migrazione forzata, sviluppo economico. Ha pubblicato il libro Dopo lo Stato. Storia e antropologia della ricomposizione sociale nella Somalia settentrionale (2010) e numerosi articoli su riviste nazionali e internazionali.

Elia Vitturini è dal 2014 dottorando di ricerca in Antropologia Culturale e Sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Dopo aver svolto una ricerca sulla partecipazione politica giovanile in Somaliland tra il 2011 ed il 2012, si è dedicato all’indagine storica ed etnografica su alcuni gruppi principalmente stanziati in Somaliland e generalmente conosciuti come “Gaboye”. Si tratta di clan minoritari oggetto di forme di stigmatizzazione e segregazione professionale.