Mario Gregori

Banksters

Libor, il più grande scandalo nella storia della finanza mondiale (per ora!)

€ 20,00  € 19,00

Mario Gregori

Banksters

Libor, il più grande scandalo nella storia della finanza mondiale (per ora!)

Informazioni
Collana: SX
2015, 240 pp.
ISBN: 9788857530666
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Sinossi

È la storia di un mezzo reggimento di banksters che falsificano i dati in un giro di operazioni finanziarie di centinaia di migliaia di miliardi di euro (per la precisione, si scrive: 4 seguito da 00.000.000.000.000 e €). Operazioni connesse al Libor: il tasso che, normalmente, abbiamo dovuto pagare per i nostri prestiti in banca e sul quale siamo stati truffati. Tutti. Capire questa storia vuol dire capire che i mercati finanziari sono (in questo e altri casi) un inventario completo di quelle situazioni che vengono indicate come i “fallimenti del mercato”: illegalità diffusa, uso privato di una funzione sociale, accordi truffaldini, deresponsabilizzazione, assunzione di rischi eccessivi. Uno scenario molto simile al “mondo di mezzo” che avvelena la politica. Ma assomiglia anche ad una fantasiosa sceneggiatura di un Wall Street movie, in cui yuppies d’assalto, spregiudicati CEO e tutto il chorus line, si accordano tra Londra, New York, Tokyo, Utrecht, Sydney, Francoforte, Singapore e Zurigo per truccare la partita. è un grano di rosario di illegalità e truffe perché le grandi banche sono allo stesso tempo too big to fail e too big to jail: troppo grandi per fallire e troppo potenti per essere perseguite. E che portano il Governatore della banca centrale inglese a dire che a essere marcia non è qualche mela, ma l’intera cesta. Raccontarla – da una parte – e capirla – dall’altra – sono perciò due piccoli, ma indispensabili passi per provare a creare un clima favorevole a cambiare le cose.

Mario Gregori è professore ordinario in materie economiche di un ateneo di provincia. Entrando in aula ha dei dubbi su cosa dire a lezione. Questo libretto è il risultato del tentativo di chiarirne uno: cosa si trova (tra le altre cose) dietro l’espressione – che i media ci hanno insegnato a pronunciare con rispetto e deferenza – “i mercati”.