Camillo Boito moderno (due volumi indivisibili)

Informazioni
A cura di: Sandro Scarrocchia

Collana: Architettura
2018, 1444 pp.
ISBN: 9788857542942
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Sinossi

“(…) un architetto che aveva capito e scritto quanto legione di contemporanei non era ancora pronta a comprendere né ad intuire.”
   Liliana Grassi, Camillo Boito, 1959


Figura chiave di molte vicende della cultura italiana, letteraria e artistica nell’età dell’industrializzazione, Camillo Boito (1836-1914) riveste un ruolo di statura europea: scrittore “minore ma grande”; architetto molto consapevole della modernità, ma strenuo difensore della tradizione e dell’aderenza della costruzione alla sua missione pratica; importante teorico del restauro e promotore della cultura di conservazione; pioniere dell’industria artistica e della valorizzazione delle maestrie che la producono, svolse una funzione di catalizzatore delle istanze culturali nazionali nel campo dell’architettura, del patrimonio storico e soprattutto della formazione e produzione artistica. Figlio del pittore Silvestro Boito e allievo all’Accademia di Venezia di Pietro Selvatico, ancora ventiquattrenne andrà a ricoprire all’Accademia di Brera la cattedra di architettura e cinque anni dopo anche quella del neonato Istituto Tecnico Superiore, il futuro Politecnico. Questo doppio magistero lo rende crocevia, storico e teorico, di vicende cruciali delle due istituzioni. La sua scuola – che annovera i maggiori protagonisti della edificazione della Milano industriale, tra i quali Gaetano Moretti, Luigi Broggi, Ernesto Pirovano, Luca Beltrami, Giuseppe Sommaruga – si pone come ponte tra lo storicismo rigoroso da lui propugnato e la continuità nella modernità rivendicata nel secondo dopoguerra da Ernesto Nathan Rogers. Non a caso nell’ambito di questa tendenza matureranno le prime rivalutazioni della sua figura tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Come presidente dell’Accademia di Brera e direttore del Museo Poldi Pezzoli svolse in entrambe le istituzioni un ruolo innovatore, ponendo all’ordine del giorno la revisione dei loro organi collegiali e gestionali. Lavorò infine al progetto anticipatore di una Scuola di restauro, che segnala la raggiunta maturità della disciplina e la necessità della sua autonomizzazione istituzionale. Come restauratore (Palazzo Franchetti a Venezia, Porta Ticinese a Milano e altare di Donatello nella Basilica del Santo di Padova) fu il promotore della prima “Carta del restauro” nel 1883, che riassume e sintetizza i criteri di un’impostazione originale, riconosciuta come importante riferimento della Carta di Venezia del 1964. La sua opera di architettura ebbe carattere marcatamente civile (ospedale e cimitero di Gallarate, Casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi e scuole di Via Galvani a Milano), di matrice storicista ma non priva di originali spunti innovativi. Nel campo delle arti applicate svolse una funzione fondatrice con la rivista Arte Italiana Decorativa e Industriale, vetrina insostituibile dell’industria artistica europea fin de siècle, accanto a organi più considerati come Ver Sacrum della Secessione viennese, lo Jahrbuch del Werkbund tedesco, le edizioni celebrate del movimento anglosassone Arts and Crafts e francese delle Arts décoratifs. A Camillo Boito va riconosciuto di aver saputo trascendere nella sua prosa schietta e sapiente le difficoltà pratiche dell’arte, del progetto e del restauro, in uno sforzo teorico sempre legato al concreto, che riavvicina la sua opera di studioso allo scrittore di atmosfera, sensibile interprete dei valori ambientali della vicenda umana.

Sandro Scarrocchia, docente dell’Accademia di Brera. Allievo di Andrea Emiliani e Tilmann Buddensieg, ha pubblicato: Albert Speer e Marcello Piacentini: l’architettura del totalitarismo negli anni Trenta (1999, 2013); Leopardi e la Recanati analoga (2001); La chiesa di Longuelo di Pino Pizzigoni nelle foto di Carlo Leidi: contributo all’estetica della ricezione (2002); Oltre la storia dell’arte. Alois Riegl vita e opera di un protagonista della cultura viennese (2006); Max Dvorák. Conservazione e Moderno in Austria 1905-1921 (2009). Ha curato: Alois Riegl, teoria e prassi della conservazione dei monumenti (1995, 2003); Il duomo di Trento tra tutela e restauro 1858-2008 (con Domenica Primerano 2008); Alois Riegl, Il culto moderno dei monumenti (6ª ed. italiana 2011, 2017); Max Dvorák, Schriften zur Denkmalpflege (BDA, Studien zu Denkmalschutz und Denkmalpflege vol. 22, 2012); per Brera Sito Unesco: Atti del convegno internazionale 29 novembre – 1 dicembre 2012 (2013); Il Memoriale italiano ad Auschwitz: giornata della memoria 2014. Documentazione, conservazione e progetto di integrazione 2008-2012 (con Giuseppe Arcidiacono, 2014); Per l’ampliamento dell’Accademia di Brera: ricerche progettuali (con Luca Monica, 2015).

Il primo volume è dedicato al ruolo svolto da Camillo Boito nel campo dell’industria artistica e dell’architettura.

Contributi di: Allieve/i della Scuola di restauro “Camillo Boito” Angela Baila Paola Barbera Benedetta Basevi Carla Bernardini Enrico Bordogna Mauro Afro Borella Claudia Caramel Domenico Chizzoniti Enrico Colle Gianni Contessi Maria Antonietta Crippa Stefano Cusatelli Annalisa Dameri Elena Dellapiana Marco Dezzi Bardeschi Ilaria Fiore Luicio Franchini Rolando Giovannini Liliana Grassi Margherita Guarisco Federica Manoli Elena Massari Luca Monica Barbara Nicoletti Luciano Patetta Annalisa Barbara Pesando Renata Prescia Michela Rossi Rosanna Ruscio Sandro Scarrocchia Roberto Serino Angelo Torricelli Greta Vettorata Ferdinando Zanzottera

“Se dovessimo indicare una figura ‘epocale’, in grado di riassumere significato e funzioni dell’Accademia di Brera a cavallo di due secoli, per proiettarli ben oltre i limiti di un 1914 per molti versi cruciali, non troveremmo alternative: Camillo Boito. Ma il forte tasso accademico, braidense e persino nobilmente meneghino del personaggio si incrocerebbe immediatamente con una costellazione di problemi legati ad una più ampia realtà nazionale e ad un dibattito di portata europea che, dall’osservatorio italiano, potrebbe essere considerato ancora parzialmente aperto, ovvero ricco di questioni irrisolte. (…) Vorrà l’Accademia di Brera riappropriarsi, con gli obiettivi e gli strumenti di oggi, di un suo padre nobile ancora vivace?”
   Gianni Contessi, Tracce boitiane, 1993


Camillo Boito (1836-1914) attende la giusta collocazione nel Pantheon dei padri culturali della patria italiana post-unitaria e tra i fautori della nostra faticata e contraddittoria modernità. Dopo le non poche e meritorie iniziative editoriali che si sono susseguite negli ultimi sessant’anni ed altre iniziative accademiche, quasi a sitemazione definitiva e testimonianza di un’acquisizione al mondo internazionale degli studi, giungono adesso due pubblicazioni che sviluppano i lavori svoltisi nel 2014 in occasione del Centenario di interesse nazionale e distribuito in più sedi: Villa Vigoni/Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea, 17-19 giugno, Loveno di Maneggio (Como); Accademia di Brera/Politecnico di Milano 3-4 Dicembre. I contributi raccolti in questi due volumi originano dal convegno Accademia/Politecnico, teso a dimostrare la complessità degli apporti a più fronti della cultura nazionale, artistici, storici e letterari offerti da Camillo Boito, fratello dell’impropriamente ma spiegabilmente più noto compositore e librettista verdiano Arrigo. Artista, intellettuale e didatta, cattedratico braidense e politecnico di vedute ampie e impegno totalizzante, volto alla creazione di un gusto e di un linguaggio italiano dell’architettura e delle arti applicate, ma pure studioso impegnato nella formulazione di una teoria del restauro e sapido cronista d’arte; letterato di notevole finezza, infine, e autore di non pochi racconti che, evocando un mondo lombardo e veneto lambito dalla Scapigliatura e dal Positivismo, ne fanno un importante esponente della letteratura italiana dell’Ottocento. Al di là della visione “storicista” del maestro Camillo o, meglio, storicisticamente disincantata e forse proprio in virtù di essa, questa dei due Boito – a chi non si accontenta delle idee ricevute – appare sempre di più una vera guida della nazione per la politica delle arti, secondo un ruolo non troppo diverso da quello svolto, una generazione dopo, nell’ambito della più vasta cultura e nella sfera civile, da Benedetto Croce.

Sandro Scarrocchia ha promosso insieme a Dario Trento nel 2009 l’intitolazione a Camillo Boito della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

Il secondo volume ricostruisce l’azione di Camillo Boito nel campo della conservazione e restauro, magistero e critica; offre uno sguardo sulla ricezione della sua lezione in Austria, Croazia, Spagna e Polonia; presenta dei primi consuntivi storico-artistici e letterari della vicenda critica boitiana insieme ad un utile Indice delle Maestrie tratto dalla rivista Arte Italiana Decorativa e Industriale da lui diretta.

Contributi di: Giuseppe Arcidiacono Aurora Arjones Fernandez Paola Ballesi Tangredi Bella Calogero Bellanca Amedeo Bellini Mario Bencivenni Giuliana Bertacchi Alessia Boscolo Nata Elisabeth Braunshier Federico Alberto Brunetti Ferrucio Canali Roberto Cassanelli Alberto Giorgio Cassani Cesare Chirici Gianni Contessi Simone Ferraro Teresa Cunha Ferreira Giorgio Galeazzi Carmen Genovese Annie Giacobbe Alberto Grimoldi Michela M. Grisoni Jessica Gritti Gabriella Guarisco Andreas Lehne Nora Lombardini Marco Maderna Andrea Pane Gabriele Perretta Giuseppina Perusini Serena Pesenti Gioacchino Piazza Valter Rosa Manuel Sacchini Paola Salvi Rosaria Scaduto Maria Piera Sette Marco Sirtori Marko Špikic´ Dario Trento Maria Vitiello Guido Zucconi