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Collana: Narrativa/Meledoro
2018, 208 pp.
ISBN: 9788857548647
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Sinossi

La narrazione si apre e si chiude su uno yacht, in una dimensione fluttuante e ovattata, dove le coordinate spazio-temporali sembrano come svanite. Tuttavia, se nel prologo questa sospensione è carica di ansia e di aspettative, nella conclusione ci viene proposta come una sorta di pacificazione: il personaggio principale viene così forzatamente sottratto al turbinio delle sue emozioni, indecisioni, infatuazioni, insoddisfazioni. Tra la prima e l’ultima scena viene riassunta la vita di Matteo, mentre va delineandosi un intrigo sentimental-politico con la fascinosa figura di Jadin, giovane e altolocata siriana, che lo coinvolgerà a sua insaputa (ma forse è lui che non vuole sapere) verso una drammatica conclusione. La sua crisi “di mezza età” è ben descritta, così come il suo barcamenarsi tra una carriera da artista piuttosto fortunata, un divorzio e due figli trascurati, nuovi amori e la necessità di continuare nonostante tutto a dipingere. Matteo è dunque il paradigmatico tallone d’Achille della nostra società, il punto debole: l’intellettuale in crisi che credendosi aperto, tollerante, in qualche misura onnipotente, si rivela poi quello più facile da manipolare. Sarà lui il cavallo di Troia che permetterà inconsapevolmente a Jadin e ai suoi di organizzare uno spettacolare attentato nientemeno che dentro i Musei Vaticani.

Maria Giuseppina Di Monte è storica dell’arte e dottore di ricerca presso l’Università di Basilea. È direttore dei Musei H.C. Andersen, M. Praz e G. Manzù di Roma (Mi Bact). I suoi ambiti di studio sono la museologia, la critica d’arte, l’arte del XIX e XX. Fra i lavori più recenti si segnalano Visualizzare la guerra. L’iconografia del conflitto e l’Italia (Mimesis, 2016), Giacomo Manzù con Lucio Fontana (2016), Meret Oppenheim. Opere in dialogo. Da Max Ernst a Mona Hatoum (2017), Tom Jones. Roma e Napoli nel Settecento (2018).