Articolo
Abstract

Prendendo avvio dalla polemica ventennale tra Gustavo Bontadini ed Emanuele Severino riguardo all’interpretazione del divenire, e ripercorrendone i tratti salienti, questo contributo si interroga sulla distinzione tra “apparire empirico” e “apparire trascendentale” che si presenta, in una sua certa modulazione, a partire dal Poscritto a Ritornare a Parmenide. Se negli intenti di Severino tale distinzione risulta dirimente in relazione alla possibilità di intendere non nichilisticamente lo stesso divenire, a ben vedere è invece proprio questa circostanza ad alterare in modo significativo il concetto di esperienza o “totalità di ciò che appare” (costantemente presente negli scritti dello stesso Severino), e dunque anche di quella particolare forma di esperienza che è il divenire.

Starting from the twenty-years controversy between Gustavo Bontadini and Emanuele Severino about the interpretation of becoming, and retracing its main features, this contribution questions the distinction between “apparire empirico” and “apparire trascendentale”, which appears in a certain modulation starting from Poscritto a Ritornare a Parmenide. If, in Severino’s intentions, this distinction is consistent with the possibility of not nichilistically meaning the same becoming, it is precisely this circumstance to significantly alter the concept of experience or “totalità di ciò che appare” (constantly present in the writings of Severino himself), and therefore also of that particular form of experience that is becoming.