Marquis d’Argens Jean-Baptiste de Boyer

Sull’incertezza della storia

Informazioni
A cura di: Paolo Amodio

Collana: Filosofia/Scienza
2018, 176 pp.
ISBN: 9788857552798
Opzioni di acquisto
 Edizione cartacea  € 16,00  € 15,20
Aggiungi al carrello Aggiungi al carrello Aggiungi al carrello
Sinossi

Quando il Marchese d’Argens, nel 1737, pubblica La Philosophie du bon sens, ou Réflexions philosophiques sur l’incertitude des connoissances humaines, colloca la materia storica in cima alla scala gerarchica delle “incertezze” che reggono il presunto sapere umano. Sull’incertezza della storia apre dunque un nuovo capitolo settecentesco dello scetticismo e va a sintonizzarsi su alcune frequenze tipicamente “libertine” dell’indagine sulla storia (quasi cent’anni prima, La Mothe le Vayer, nume tutelare di d’Argens, aveva scritto intorno alla “poca certezza che c’è nella storia”). La scepsi critica vuole qui decostruire ogni impianto storico-storiografico, onde colpire al cuore la triade Autorità-Tradizione-Religione, cioè le fondamenta dell’ethos su cui si è costruito il mondo occidentale per il suo odioso, soggiogante e mistificante kratos. Lo sguardo beffardo, il tratto spesso blasfemo (per quanto ben dissimulato), la grande erudizione, l’impegno nello smascheramento delle imposture fanno di Dell’incertezza della storia un testo importante e tipico di quel libertinage érudit che, per nulla spento nel XVIII secolo, procede parallelamente e contro le nuove certezze della ragione “illuminata”.

Jean-Baptiste de Boyer, Marquis d’Argens (1704-1771), filosofo e romanziere, fu scrittore erudito nonché assai prolifico. Rampollo di una famiglia aristocratica provenzale, divise la sua gioventù tra studio, esercito e avvocatura. La vita licenziosa lo portò alla rottura con la famiglia. Iniziò così a viaggiare compulsivamente tra Parigi, Roma, Costantinopoli e i Paesi Bassi, conquistandosi una discutibile reputazione per le sue intemperanze amorose (e letterarie). Stabilitosi in Olanda, dove si guadagnava da vivere scrivendo qualunque cosa, ricominciò una nuova vita che lo condurrà alla corte di Federico II di Prussia, di cui divenne ciambellano. Paolo Amodio insegna Filosofia morale all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Alla questione “libertina” tra XVII e XVIII secolo ha dedicato già diversi lavori. In questo senso si possono qui ricordare: Il disincanto della ragione e l’assolutezza del bonheur. Studio sull’abate Galiani (1997); Luoghi del bonheur. Elementi per un’antropologia tra libertinismi e mondo dei lumi (2005); Complicazioni erotiche della volontà di sapere. Libido sciendi e scientia libidinandi nell’età dei libertini (2014); e le traduzioni italiane di F. de La Mothe le Vayer, Della poca certezza che c’è nella storia (1998); e di B. de Fontenelle, Felicità e libertà (2006).

Recensioni

Il Sole 24 Ore, 5 maggio 2019
"Quanto scetticismo sulla storia tra i libertini eruditi"
Leggi la recensione