Almanacco Equilibri 2024

La società dell’educazione

Informazioni
A cura di Pasquale Alferj, Nicola Zanardi

Collana: Equilibri Magazine
2024, 168 pp.
ISBN: 9791222309712
Opzioni di acquisto
 Edizione cartacea  € 20,00  € 19,00
Aggiungi al carrello Aggiungi al carrello Aggiungi al carrello
Sinossi

Biodiversità delle conoscenze – Adattare-Adattarsi – Natura e conflitti – Strumenti per la complessità – Evoluzione del lavoro – Saperi geografici – Socializzazione e autoproduzione – Inverno demografico – Corpi e politica – Democratizzare la scienza

Viviamo in una monocultura segnata da materialismo, ossessione per il profitto e mancanza di spiritualità, che mette in crisi la biodiversità delle persone, le differenze identitarie, culturali e territoriali, danneggiando così l’humus necessario per il futuro. La società dell’educazione si contrappone a questo modello di omologazione nell’intendere il mondo come un’unica Accademia Globale. La sfida cruciale è intrecciare competenze tecniche e umanistiche, per sviluppare la capacità di guardare la società e l’altro da prospettive inedite. Generando relazioni – e risposte – qualitativamente nuove.

Nicola Zanardi, Andrea Galimberti, Paolo Perulli, Susanna Sancassani, Cristina Toti, Riccardo Emilio Chesta, Renata Semenza, Massimo Baldini, Alessandra Favazzo, Alessandro Lanza, Ilenia Gaia Romani, Richard Horton, Sergio Vergalli, Anil Markandya, Suzette Pedroso-Galinato, Giulio Sapelli, Roberto Di Caro, Pasquale Alferj, Giuliano Di Caro, Nicola Manghi, Alessandra Manzini.

All’inizio c’era “Equilibri”, la rivista che per venticinque anni la Fondazione Eni Enrico Mattei ha pubblicato con il Mulino (1997–2022). Il primo numero uscì sul finire del Novecento, con lo sguardo rivolto al secolo che si apriva. Il sottotitolo metteva a fuoco il suo ambito di riflessione e d’intervento: “rivista per lo sviluppo sostenibile”. Concetto, quest’ultimo, analizzato nei suoi molteplici aspetti e nelle sue implicazioni economiche, oltre che politiche e sociali.

In continuità con il formato cartaceo, lo scorso anno abbiamo deciso di trasformare “Equilibri” in uno strumento più agile, più presente: una “rivista permanente” grazie alle nuove modalità di comunicazione permesse dalle tecnologie digitali. Questa svolta della rivista – che è diventata ora “Equilibri Magazine” – è dovuta alla consapevolezza che, grazie alla comunicazione digitale, potevamo raggiungere un pubblico di lettori più ampio e, soprattutto, più giovane. Un pubblico interessato a comprendere le traiettorie e le dinamiche che ci stanno traghettando verso il 2050, una data simbolo entro la quale è necessario agire per contenere i danni di una crescita che si vuole illimitata.

“Equilibri Magazine” è un luogo d’incontri intergeneraziona-le per lettori consapevoli di doversi “adattare” a grande velocità a un mondo che sperimenta cambiamenti molto simili a quelli che caratterizzarono la fine del mondo antico e il Rinascimento. Un vero passaggio d’epoca, quello che si presenta davanti a noi. Una capriola in avanti: dobbiamo reinventare tutto quello che ci aspetta.

A complemento della rivista digitale abbiamo pensato di offrire ogni anno, ai nostri lettori e a quelli che arriveranno, uno strumento più tradizionale e più scanzonato: un “Almanacco” che accoglie alcuni contributi già apparsi su “Equilibri Magazine” e tanti nuovi di approfondimento o che esplorano insoliti percorsi.

 

 

La tecnologia sta trasformando la natura del lavoro. Le macchine (l’Intelligenza Artificiale integrata con l’automazione) saranno chiamate a svolgere più compiti finora a carico dell’uomo e a eseguirne anche altri che vanno oltre quanto gli esseri umani possono fare. L’automazione diventerà sempre più diffusa – ma varierà in maniera significativa tra Paesi e settori – via via che le macchine integreranno il lavoro umano. Ciò significa che i lavoratori dovranno adattarsi a macchine in rapida evoluzione, sempre più capaci, che li affiancheranno sul posto di lavoro. Inoltre, AI e automazione contribuiranno ad aumentare la produttività, in un momento che vede, nei Paesi a economia sviluppata, i tassi di natalità rappresentare un serio ostacolo alla crescita. La recente esperienza del lavoro in remoto ha permesso una “sperimentazione di massa” che ha contribuito a concepire diversamente il modo di lavorare, le competenze professionali e il salario. Ci troviamo di fronte a uno sviluppo tecnologico, ancora agli inizi, che già oggi permette: di rimodulare l’orario di lavoro (per esempio la “settimana corta” a parità di salario e produttività sperimentata); di svolgere lavori che incorporino abilità emotive e cooperative; di accettare lavori à la carte; di dare una risposta al fenomeno delle Grandi dimissioni, trainato soprattutto dai giovani. L’educazione, a questo punto, diventa (torna a essere?) una condizione essenziale per la “costruzione della persona”. Ed è proprio la permeabilità del confine tra “tempo di lavoro” e “tempo di non lavoro” che può fare dell’educazione il nuovo collante sociale, aprendo lo spazio a una “società dell’educazione”? Noi riteniamo di sì.

Come dice Michel Serres: “Viviamo in un periodo paragonabile agli albori della paideia, dopo che i greci impararono a scrivere e a dimostrare, accostabile al Rinascimento, che vide nascere la stampa e il regno del libro. Periodo senza pari, poiché, nello stesso tempo in cui mutano le tecniche, il corpo si trasforma e cambiano i modi di nascere e di morire, la sofferenza e la guarigione, lo stesso essere-nel-mondo, le professioni, lo spazio e l’habitat. Di fronte a questi cambiamenti è senza dubbio opportuno inventare incredibili novità, al di fuori dei vecchi schemi che ancora improntano i nostri comportamenti e progetti. Le nostre istituzioni emanano una luce che ricorda quella delle costellazioni che un tempo l’astrofisica ci insegnava erano già morte da molto tempo”.